tradimenti
Le dune di corralejo
24.03.2026 |
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"A casa, nell’appartamento affittato con vista mare, il sole stava tramontando ma il caldo non era diminuito..."
La sabbia delle dune di Corralejo bruciava sotto i piedi come brace viva. Era agosto a Fuerteventura, trentotto gradi all’ombra, il sole che picchiava senza pietà e l’aria immobile, densa di calore e sale. Eravamo io e Clara, lei ventisei anni, corpo da sogno: tette piene e sode che tendevano il bikini rosso minuscolo, vita stretta, culo rotondo e alto, gambe lunghe e abbronzate, capelli castani lunghi raccolti in una coda disordinata e già umidi di sudore. Io, Luca, trentadue anni, pantaloncini da mare, cazzo già mezzo duro solo a guardarla camminare.Eravamo sdraiati su un telo in una piccola cala nascosta, quando Clara si alzò di scatto. «Vado a fare due passi, mi annoio qui ferma» disse con quel sorriso malizioso che conoscevo bene. La vidi allontanarsi tra le dune, il culo che ondeggiava sotto il perizoma, la pelle lucida di sudore e crema solare. Sparì dietro una cresta di sabbia alta.
Tornò dopo venti minuti, il respiro un po’ affannato, gli occhi che brillavano di eccitazione. Si buttò sul telo accanto a me, le cosce aperte, il bikini già bagnato non solo di sudore.
«Luca… poco più avanti, in una cueva tra le rocce, c’è un ragazzo nudo. Solo. Sta lì sdraiato al sole, cazzo duro in mano, si sega piano. È grosso, cazzo… mi sono fermata a guardarlo da dietro una duna. Mi sono bagnata subito.»
Il cuore mi schizzò in gola. «E tu…?»
Clara si morse il labbro, una mano già tra le gambe a strofinarsi sopra il tessuto. «Voglio vederti mentre gli succhi il cazzo. Voglio guardarti in ginocchio davanti a lui. Poi voglio che lui mi scopi. Forte. Davanti a te.»
Non ci fu bisogno di altre parole. Ci alzammo, lasciammo il telo e camminammo tra le dune, il sole che ci bruciava la pelle. La cueva era una piccola grotta naturale tra le rocce basaltiche, semi-nascosta da una duna alta, ombrosa ma con il sole che filtrava dall’ingresso. Il ragazzo era lì: venticinque anni circa, corpo atletico, pelle scura, capelli neri corti, cazzo semi-duro che gli pendeva pesante tra le gambe. Ci vide arrivare e non si coprì. Sorrise solo, lento.
Ci fermammo a pochi metri. Clara mi spinse avanti con una mano sulla schiena. Iniziò a baciarmi il collo, a strusciarsi contro di me, le tette premute sulla mia schiena. Io mi abbassai i pantaloncini, il cazzo già duro. Lei si mise in ginocchio accanto a me, mi abbassò la testa verso di lui.
«Succhiaglielo» ordinò con voce bassa, eccitata. «Faglielo diventare duro per me.»
Il ragazzo si avvicinò, il cazzo che dondolava. Odorava di sale, sudore e sole. Lo presi in bocca senza esitare. Era grosso, caldo, la cappella già salata di precume. Lo succhiai piano all’inizio, la lingua che girava intorno, poi più a fondo, fino a sentirmelo in gola. Clara guardava, una mano tra le sue gambe, le dita che si muovevano dentro il bikini. Gemette piano quando lo vide gonfiarsi completamente nella mia bocca, venoso, duro come marmo.
«Bravo… così… fammelo vedere bene» sussurrò.
Il ragazzo mi afferrò i capelli, spinse un po’, scopandomi la bocca con spinte brevi. Poi Clara si alzò, si tolse il bikini in un gesto solo. Rimase nuda, la figa depilata già gonfia e lucida. Si avvicinò a lui, gli prese il cazzo bagnato della mia saliva e se lo strofinò tra le labbra.
«Scopami» disse solo.
Lui la girò, la spinse contro la roccia liscia della cueva. Le aprì le gambe e entrò nella figa in un colpo solo, profondo. Clara urlò di piacere, il suono che rimbalzava nella grotta. Lui iniziò a sbatterla forte, il bacino che sbatteva contro il suo culo con schiocchi bagnati, il sudore che colava sui loro corpi. Ogni spinta la faceva gemere più forte, le tette che dondolavano, i capezzoli duri. Io ero lì in ginocchio, a guardare, il cazzo in mano, segandomi mentre lui la prendeva come un animale.
Dopo qualche minuto lui uscì, le sputò tra le chiappe e le infilò due dita nel culo, allargandola. Clara ansimò: «Sì… mettilo lì… inculami».
Lui spinse il cazzo nel suo culo stretto, lentamente prima, poi con foga. Clara si inarcò, gemendo forte, una mano tra le gambe a toccarsi il clitoride. Lui la inculava senza pietà, colpi profondi, violenti, le palle che sbattevano contro la sua figa gocciolante. Il rumore era osceno, bagnato, animale. Clara venne una prima volta, le gambe che tremavano, ma lui non si fermò. Accelerò, ringhiando, e finalmente esplose. Lo sentii grugnire mentre le riempiva il culo di schizzi densi, caldi, uno dopo l’altro. Rimase dentro fino all’ultima goccia, poi uscì. Un rivolo bianco e spesso colò subito dal buco del culo di Clara, scese lungo le sue cosce abbronzate e gocciolò sulla sabbia.
Tornammo alla cala in silenzio, lei con il culo ancora pieno del suo sperma, che camminava con le gambe un po’ strette. A casa, nell’appartamento affittato con vista mare, il sole stava tramontando ma il caldo non era diminuito.
Clara mi spinse sul letto. «Adesso tocca a te.»
Si mise a quattro zampe, il culo alto, il buco ancora lucido e semi-aperto. Le infilai il cazzo nel culo senza fatica, scivolando dentro tra lo sperma dello sconosciuto. Era caldo, scivoloso, sporco. Iniziai a scoparla piano, poi sempre più forte, sentendo il suo culo stringermi mentre il suo sperma mi lubrificava il cazzo. Clara gemeva, si toccava la figa, veniva di nuovo con un urlo soffocato. Io accelerai, sudato, ansimante, e venni dentro di lei con schizzi potenti, aggiungendo il mio sperma al suo.
Quando uscii, Clara si girò, mi guardò con quegli occhi da puttana soddisfatta.
«Adesso apri la bocca e ingoia tutto» disse con voce rauca.
Si mise sopra di me a cavalcioni, il culo sopra la mia faccia. Si rilassò e lasciò colare tutto: lo sperma dello sconosciuto, denso e bianco, mischiato al mio, caldo, viscoso. Mi colò direttamente in bocca, sulla lingua, lungo le labbra. Sapeva di sesso, di sale, di lei e di lui. Lo ingoiai tutto, gemendo, mentre Clara rideva piano, soddisfatta, passandosi due dita tra le gambe per spingere fuori l’ultima goccia.
«Bravissimo» mormorò, sdraiandosi accanto a me, il corpo ancora lucido di sudore e sabbia. «Domani torniamo in quella cueva. Voglio guardarti mentre glielo succhi di nuovo… e stavolta voglio che ci scopi anche tu.»
Fuori il sole di Fuerteventura tramontava, ma dentro di noi il caldo non era ancora finito.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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